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L'indice dei prezzi alimentari della FAO sale per il secondo mese consecutivo
L'Indice dei prezzi alimentari della FAO nel mese di marzo è salito, trainato dai forti aumenti dei prezzi dei cereali e dei latticini.
Roma, 5 aprile 2018 - L'Indice dei prezzi alimentari<http://www.fao.org/worldfoodsituation/foodpricesindex/en/> della FAO nel mese di marzo è salito, trainato dai forti aumenti dei prezzi dei cereali e dei latticini.
Nel mese di marzo l'indice ha registrato una media di 172,8 punti, l'1,1% in più rispetto a febbraio e lo 0,7% al di sopra del suo valore di un anno fa. Il calo delle quotazioni dello zucchero e della maggior parte degli olii vegetali è stato più che compensato dagli aumenti del mais, del grano e della maggior parte dei prodotti caseari.
L'Indice dei prezzi alimentari della FAO è un indice ponderato su base commerciale che misura i prezzi di cinque principali materie prime alimentari sui mercati internazionali.
La produzione cerealicola mondiale ha registrato nel 2017 un livello record, raggiungendo - con un aumento di 33 milioni di tonnellate dal 2016 - quasi 2.646 milioni di tonnellate, secondo le stime dell'ultimo Bollettino FAO sull'Offerta e la Domanda di Cereali<http://www.fao.org/worldfoodsituation/csdb/en/>, anch'esso pubblicato oggi. Tuttavia, la FAO prevede che la produzione mondiale di mais e di grano quest'anno diminuirà rispetto alle previsioni iniziali.
Pane e burro
L'indice dei prezzi dei cereali ha continuato a salire, registrando una media del 2,7% più alta rispetto a febbraio e del 12,1% rispetto al valore di marzo 2017. I prezzi del grano sono aumentati soprattutto per le preoccupazioni meteorologiche, tra cui la prolungata siccità negli Stati Uniti e le condizioni di freddo umido in alcune parti d'Europa. I prezzi del mais sono diventati ancora più saldi, guidati dalla robusta domanda mondiale insieme al deterioramento delle prospettive dei raccolti in Argentina.
L'indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è aumentato a marzo del 3,3%, per la forte domanda globale che ha spinto in alto i prezzi del burro, del formaggio e del latte intero in polvere.
L'indice dei prezzi dello zucchero è sceso invece del 3,4% e si è attestato il 27,5% al di sotto del valore di marzo 2017, a causa delle grandi disponibilità per l'esportazione.
L'indice dei prezzi degli oli vegetali è diminuito modestamente a causa del calo dei prezzi degli oli di soia, di colza e di girasole, mentre quelli dell'olio di palma sono saliti, sostenuti dalle aspettative che l'Unione Europea riprenderà le importazioni di biodiesel derivato da olio di palma dall'Indonesia.
L'indice dei prezzi della carne è rimasto pressoché invariato dal mese di febbraio, con i prezzi della carne bovina diminuiti e quelli della carne ovina e suina aumentati grazie alla forte domanda d'importazioni, soprattutto da parte della Cina.
Prospettive limitate per la produzione cerealicola
Le prospettive per la produzione mondiale di cereali nel 2018 sono più contenute. Si prevede che la produzione mondiale di grano scenderà a 750 milioni di tonnellate, circa l'1% al di sotto del livello quasi record dell'anno scorso.
Le previsioni suggeriscono che la produzione statunitense potrebbe riprendersi dal declino del 2017, mentre la produzione in Cina, in India e nella Federazione Russa potrebbe scendere dopo un anno record. Si prevede inoltre un calo nella produzione di cereali a partire dal 2017, a causa del maltempo in Argentina, del passaggio dalla coltivazione di mais a quella di di soia in Brasile e di una riduzione delle piantagioni in Sud Africa.
Le ultime previsioni della FAO per le scorte mondiali di cereali alla fine delle stagioni colturali che terminano nel 2018, si attestano a circa 748 milioni di tonnellate, quasi il 4% in più rispetto a un anno fa e raggiungendo un livello record, con l'aumento guidato dal grano. Questo ampio riporto potrebbe contribuire a mitigare l'effetto del previsto calo della produzione globale di quest'anno.
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